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Cuore, invecchiamento, cancro: ancora conferme sugli Omega-3


Sono molti i ricercatori che guardano agli omega 3 come a una vera panacea.
D'altra parte questi fondamentali componenti delle nostre membrane biologiche stanno dimostrando di essere efficaci non solo nella prevenzione di alcune  malattie cardiovascolari - che hanno riguardato i primi lavori clinici - ma anche nel campo dell'infiammazione, delle patologie della retina e in quelle  neuropsichiatriche.

L'ultima nuova indicazione in ordine di tempo, però, riguarda ancora il cuore ed è stata dimostrata proprio da uno studio italiano, il Gissi 5, nel quale  questi acidi grassi polinsaturi sono stati somministrati alla dose di 1 grammo al giorno nei pazienti con scompenso cardiaco.
«Abbiamo coinvolto in questo  grande trial settemila pazienti e li abbiamo monitorati per quattro anni - spiega Maria Grazia Franzosi, capo del dipartimento di Ricerca cardiovascolare  dell'Istituto Mario Negri di Milano e membro del Comitato direttivo del gruppo Gissi 5 -. Al termine dello studio abbiamo verificato che si è avuta una  riduzione della mortalità pari al 10 per cento». Questo risultato, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica «Lancet», ha permesso di avviare la  richiesta al ministero della Salute di ampliare l'indicazione anche nei soggetti con scompenso cardiaco. «Va precisato -aggiunge Franzosi - che l'efficacia  di queste sostanze non è in questo caso ascrivibile al quadro lipidico, cioè non è diretta sul colesterolo, ma passa attraverso un'azione antiaritmica, in  quanto gli omega 3 hanno la capacità di stabilizzare la membrana cellulare». Al momento gli omega 3 vengono infatti rimborsati dal Servizio sanitario nazionale solo in casi specifici, vale a dire nella  prevenzione secondaria dell'infarto e nell'ipertrigliceridemia.
E sul fronte della prevenzione primaria? «Stiamo conducendo un altro studio, chiamato "Rischio e prevenzione", in collaborazione con 600 dottori di medicina  generale che coinvolge 12mila persone con almeno un fattore di rischio cardiovascolare. Il follow up è piuttosto lungo, cioè di cinque anni, proprio perché  lo scopo dell'indagine è quello di verificare se una terapia a lungo termine con omega 3 porta a reali benefici, ovvero se sono utili anche nella  prevenzione primaria di eventi cardiovascolari come infarto e ictus». Lo studio è ancora in corso e si concluderà nel 2011.
Una cosa comunque è certa: più si indaga su questi elementi più ne emergono le potenzialità.
«In effetti si tratta di sostanze biologiche che fanno parte delle nostre strutture cellulari. È quindi plausibile che abbiano una serie di capacità e funzioni anche su altre malattie» conclude Maria Grazia Franzosi. Infatti, secondo le ultime evidenze scientifiche, che necessitano comunque di ulteriori verifiche e approfondimenti, gli omega 3 sembrano avere un effetto protettivo in tante altre situazioni: dalla sclerosi multipla alla schizofrenia, dalla  degenerazione maculare al tumore alla prostata, fino all'invecchiamento. E su questo fronte è recente la pubblicazione su «Jama», una delle riviste  scientifiche più prestigiose, della prima ricerca in cui si è dimostrato che questi acidi grassi sono un importante rallentatore dell'orologio biologico, in quanto proteggono dallo stress ossidativi o dall'attività dell'enzima telomerasi (i telomeri sono i cappucci protettivi posti alla fine dei cromosomi che  rivelano lo stress biologico di un individuo).

Ma l'importanza degli omega 3 è stata oggetto di studi anche in relazione alla salute del nostro cervello e di recente l'Associazione americana degli  psichiatri ha confermato che sono necessari apporti giornalieri di molti grammi per mantenere in salute il cervello e combattere i disordini dell'umore
L'acido docosaesanoico (Dha), in particolare, spiegano gli esperti, è presente nelle membrane dei neuroni dove rappresenta il 14% degli acidi grassi totali.
I meccanismi che presumibilmente legano carenze alimentari di omega 3 con malattie psichiatriche riscontrati in modelli animali sono la riduzione del 50% della serotonina e della dopamina e la riduzione della connettività.
Questo porterebbe a un sovvertimento della comunicazione tra i neuroni e a  un'infiammazione del tessuto nervoso.

Infine, sono due le ricerche che hanno messo in evidenza come il consumo di pesce azzurro o salmone, alimenti ricchi di omega 3, una o più volte a settimana  aiuti da un lato a rallentare la progressione della degenerazione maculare, dall'altro a ridurre il rischio di andare incontro alle forme più aggressive di  cancro alla prostata.
Il primo studio, pubblicato sul «British Journal of Ophthalmology», è stato condotto dai ricercatori dell'università di Boston su un  campione di quasi tremila anziani per un periodo di sette anni, mettendo a confronto l'insorgenza e la progressione della maculopatia degenerativa - che  rappresenta la prima causa di cecità negli anziani (ne è colpito il 10% degli adulti sopra i 70 anni) e contro la quale non esistono al momento terapie  davvero efficaci -, con il consumo settimanale di pesce.
I risultati hanno mostrato che il consumo regolare (2-3 volte a settimana) di pesce azzurro e salmone rallenta del 25% la progressione della malattia.
Nel secondo studio, pubblicato su «Clinical cancer research», i ricercatori della University of California di San Francisco hanno evidenziato che l'incidenza del tumore alla prostata sembra essere minore del 63% in coloro che consumano pesce ricco di omega 3 una o più volte la settimana rispetto a  coloro che escludono il pesce dalla loro dieta.

Fonte: Il Sole 24 Ore  (19/02/2010)
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